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La digitalizzazione della didattica in Italia, diffusione tecnologica e culturale

Quando si parla di digitalizzazione della didattica, ovvero la sostituzione di libri ed eserciziari cartacei con contenuti digitali fruibili da supporti Hardware già presenti in molte scuole, purtroppo il sistema scolastico italiano non è così avanzato, ed anzi il gap con altre realtà come quella Olandese, Belga o Finlandese, si fa più evidente.

Una prima causa può essere riconducibile agli evidenti problemi strutturali di diffusione delle connessioni di rete negli istituti scolastici del nostro Paese.

Molte aree del territorio italiano sono ancora afflitte dal Digital Divide, ovvero l’assenza o l’impossibilità di attivare la banda larga, tanto che la disponibilità della connessione veloce per molti istituti scolastici dipende dalle scelte effettuate localmente dai rispettivi comuni di appartenenza.

Lo sviluppo tecnologico ha da tempo intrapreso una precisa direzione verso l’estrema mobilità e portabilità dei dispositivi informatici e, come ormai tutti sanno, ciò non è possibile senza una connessione di rete senza fili. Basti pensare a smartphone, tablet e netbook che non dispongono di presa di rete ethernet fissa ma solo di connessioni wireless come il Wi-Fi, la rete cellulare o il bluetooth.

Secondo recenti indagini il 33% degli studenti non riesce a connettersi dalla propria scuola, il 31% deve accontentarsi di una connessione via cavo LAN, il 13% deve accontentarsi della connessione presenti in alcune aree comuni della scuola, perché il Wi-Fi non è abbastanza potente da coprire tutto l’istituto, tra l’altro con una velocità spesso scadente.

In tanti ne chiedono la diffusione del Wi-Fi in tutti gli istituti e nelle aule, ricorrendo a soluzioni longeve e scalabili, studiando adeguatamente la propagazione dei segnali negli ambienti o creando un accesso federato e sicuro alle infrastrutture Wi-Fi, e con costi non a carico delle scuole, anzi possibilmente gratuita.

Un’altra causa del ritardo della diffusione della digitalizzazione della didattica in Italia è riconducibile alla diffusione dell’uso dei tablet nella didattica in sostituzione dei testi cartacei, che rappresenta un tema alquanto controverso, tanto che è possibile rilevare posizioni nettamente contrastanti. Ad oggi il 28% degli studenti italiani frequenta una classe in cui hanno a disposizione un tablet, tuttavia uno studente su quattro, il 23% non ha una rete Wi-Fi che connetta la propria classe (fonte: Skuola.net).

Se da un lato molti si dichiarano a favore della loro introduzione, in quanto vorrebbero eliminare il peso e la scomodità dei libri da cartelle e zaini degli alunni, in favore della digitalizzazione dei testi di studio, di una maggiore e migliore fruibilità di contenuti multimediali e di ricerche ed esperienze online, dall’altro, c’è chi denuncia una preoccupante fatica di apprendimento che gli studenti stanno sperimentando nell’uso di dispositivi digitali, sia nello studio che nella scrittura.

Alcuni docenti, infatti, attribuiscono al crescente uso di dispositivi informatici l’altrettanto crescente numero di soggetti analfabeti, sprovvisti di proprietà di linguaggio, di correttezza grammaticale o anche solo di una calligrafia decente.

Per fortuna c’è anche chi ha scelto di adottare una posizione moderata sul tema, riconoscendo l’utilità dei dispositivi digitali, in quanto strumenti abilitanti di una didattica più moderna e dinamica, ma anche dei classici libri che possono ancora integrare l’uso dei tablet, senza che ciò escluda gli uni o gli altri.

Vi è una sempre maggiore consapevolezza sull’uso proficuo e sicuro delle tecnologie digitali, così come di una migliore e più assidua formazione di docenti e dirigenti scolastici, sia sull’uso e la gestione delle piattaforme che sull’adozione di una didattica moderna e imperniata sul digitale. La maggior parte evidenzia la necessità di formazione continuativa sull’uso delle tecnologie informatiche per i docenti, sia con l’introduzione nel programma di aspetti come l’educazione ai social media e didattica innovativa, sia con la diffusione ed utilizzo di piattaforme di e-learning come complemento all’attività di formazione e crescita individuale.

La formazione e la consapevolezza costituiscano un pilastro fondamentale per recuperare il ritardo della macchina digitale italiana così strutturata, complessa e distribuita sul territorio nazionale da affidare a dirigenti e docenti senza prima averli resi sufficientemente edotti sulle migliori modalità di utilizzo, sfruttamento, gestione e amministrazione.

L’esempio delle LIM è emblematico: quasi 9 istituti italiani su 10 dispongono oggi delle lavagne interattive multimediali (circa 70.000 in tutto), installate nell’ambito del progetto “Scuola Digitale” come “strumento efficace per promuovere un percorso graduale di digitalizzazione della didattica”, ma delle quali ben 8 su 10 giacciono tuttora inutilizzate a causa della grave carenza di formazione specifica da parte di docenti e dirigenti.

Ancora, le aule computer sono presenti in 9 istituti su 10 ma solo nel 39% dei casi vengono usate frequentemente e il 17% accende i pc almeno una volta al mese. Ma deve preoccupare il fatto che il 34% non l’abbia mai usata, pur avendola a disposizione.

La formazione specifica, l’educazione digitale e l’aumento della consapevolezza sull’uso proficuo e sicuro delle moderne tecnologie devono affiancare, se non addirittura precedere, qualsiasi progetto di introduzione o potenziamento di infrastrutture digitali, di connessione o di didattica fondata su dispositivi digitali.

I docenti digitali sono sempre più numerosi: in circa 7 classi su 10 i docenti utilizzano materiali trovati online (foto, video, presentazioni, articoli, ecc.) per approfondire le lezioni: nel 42% dei casi lo fanno tutti i prof, nel 30% solo alcuni. Nel 50% dei casi viene usata la LIM, in 1 caso su 4 gli strumenti personali dell’insegnante; 1 studente su 10 è autorizzato a usare il proprio smartphone. I ritardi e le lentezze non riguardano solo gli strumenti, ma anche l’uso degli strumenti (fonte: corriere.it).

Anche per quanti riguarda invece l’uso dei software o di piattaforme digitali, molti istituti fanno ricorso a soluzioni scelte in autonomia sulla base di criteri di integrazione e facilità d’uso, con il risultato che ogni istituto ha la propria piattaforma, ovviamente diversa da quelle degli altri istituti.

In diversi casi le soluzioni adottate per il registro elettronico, per le piattaforme di valutazione e per quelle di e-learning soffrono di evidenti problemi di sicurezza, stabilità, usabilità, integrazione e performance. Una situazione non certo idilliaca che è stata generata ed alimentata dalla pressoché totale assenza di governo reo di non aver fornito una guida chiara sui capitolati da utilizzare nei bandi di gara, né sui modelli standard di riferimento, né sulle misure minime di sicurezza da rispettare.

Per concludere, in una situazione come quella descritta, è fondamentale il ruolo svolto dai docenti, che non soltanto devono conoscere le tecnogie ma anche saper esprimere le conoscenze attraverso un un modello di comunicazione-apprendimento sempre più calato a livello di singolo alunno, in modo da valorizzarne le specifiche potenzialità, fornendo un insegnamento di tipo sempre più adattivo.